DON ANTONIO E’ VOLATO INCIELO- RICORDI D’INFANZIA

DON ANTONIO E’ VOLATO INCIELO-
RICORDI D’INFANZIA
A Maranola oggi si PIANGE Don Antonio De Meo, il parroco della Frazione Formiana più popolosa ed intraprendente, per50 anni una vita che Don Antonio ha messo a disposizione dei fedeli maranolesi, fatta eccezione dei primi anni in cui è stato parroco nella vicina Castellonorato, per poi passare subito a Maranola dopo l’inaspettata morte di Don Benedetto Ruggiero avvenuta nel 1967.
Con Don Antonio mi lega una parentela da parte di madre, faceva anche lei De Meo, e gli anni della prima infanzia cresciuti insieme proprio in parrocchia nell’A.C.R.
All’ombra di quel sacerdote colto,umano e caritatevole, che aveva aperto le porte della canonica e della sua fornita biblioteca a tutti, facendone una palestra di vita e di cultura, crescemmo in tanti allora, subito dopo il disastro della guerra.
E noi più piccoli di qualche anno di don Antonio già lo ammiravamo, perché era Lui il capo dei Chierichetti, ma qualcuno ne aveva anche invidia, come succede, perché era nel cuore di don Benedetto. Aveva già le chiavi dello studio, il sancta-santorum, dove vi era il primo telefono, la prima televisione, i primi ritrovati della tecnologia di cui il parroco maranolese era un appassionato. E don Antonio, aveva il potere di guardare da vicino tutte queste cose.
E qualche volta anche trasgredendo gli ordini,ci portava silenziosamente nello studio per farci ascoltare il “magnetofono” nome difficile allora da pronunciare, ma che ci appariva come un aggeggio infernale che poteva captare le nostre voci su un nastro marrone che lentamente si snodava su una bobina.
E lui spiegava, in modo anche alquanto saccente, a noi che affascinati , curiosi ed increduli, come gli indigeni delle terre lontane a cui venivano mostrati da Colombo gli specchietti e le perline.
Ma fu breve il periodo passato insieme, perché subito dopo gli studi medi, don Benedetto convinse la madre, zì Teresa, a far entrare il ragazzo, intelligente e studioso, in seminario. Ma non ci fu molto da insistere perché la buona donna, già pia e devota accettò di buon grado, anche perché il figliolo era già bendisposto e preparato a dovere dallo stesso don Benedetto.
E lo vedemmo partire un bel mattino, con una bella valigia di cartone, sulla topolino di don Benedetto, alla volta di Gaeta. In noi ragazzi che bazzicavamo il quartiere di San Luca, dove c’è la Parrocchia,quantunque Antonio era visto come il “Cocco di papà” privilegiato dal Parroco, un po’ ci dispiacque e poi lo rimpiangemmo quando il suo posto fu preso dai Fratelli , che dopo la lettura dei Ragazzi della Via Paal, tutti chiamavamo “I terribili fratelli Atz”
Poi ci siamo persi di vista. Don Antonio tornava al Paese, ma già vestito con la tonaca nera, anche d’estate, e questo ci incuteva un po’ di soggezione e di rispetto.
Poi gli anni degli studi, diventato sacerdote, la sua massima aspirazione era quella di diventare Parroco nel suo paese, per succedere proprio al Suo Maestro, don Benedetto, che immaturamente era stato chiamato alla Casa del Padre.
Ora anche Lui, il nostro Parroco, umile e docile,che tante generazione ha accompagnato nella crescita umana e spirituale, ha raggiunto il nostro m
Maestro e Benefattore,che certamente lo ha atteso tanto, e avrà avuto nel viso “un rapido sorriso” (Profnonno)

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